mercoledì 21 febbraio 2018

La settimana Australiana

Cari Amici vicini e lontani (e amiche), siamo stati silenti per un po' perché presi dal turbinio di una settimana in Australia tra Melbourne e Adelaide.

Siamo arrivati a Melbourne mercoledì mattina dopo una levataccia bestiale. Scopriamo subito che il posto che l'Università di Melbourne ci aveva prenotato e' nel mezzo della Little Italy, il quartiere Italiano di Melbourne, dove c'e' una delle comunità italiane più numerose del paese.  Piuttosto surreale essere dall'atra parte del mondo passeggiare e sentire due vecchi litigare in calabrese.  La cosa buona e' che il caffe' era come a casa, e si mangia benissimo.   Foto di La Mama Place, una viuzza dietro al ristorante dove abbiamo cenato.


Dopo una breve visita Marco viene rapito dal lavoro mentre Paola si fa chilometri a piedi.  Ho visitato tutto il centro e buona parte dei musei.  Grattacieli dappertutto, nuovissimi, uno di fianco all'altro ognuno per conto suo architettonicamente, come in America.  Ho cercato disperatamente arte aborigena, antica e moderna, trovandomi di fronte a una sorta di muro di gomma. Segno di un problema?

Foto del museo nazionale di Melbourne.

Paola al museo.





Un assaggio della non numerosa collezione di arte aborigena.


    


Città piena di vita, luce meridiana, vera estate con 25- 30 gradi.  Musica per la strada, ci piace il rocchettaro giapponese con il canestro in testa.  Palazzi anni 50 (ma a Adelaide di più'), stile art deco americana (tipo Chrysler Building a New York).  Foto del fiume Yarra, che attraversa la città.  Ci sono solo due fiumi grandi in Australia, questo e il Murray.  Problema di acqua.




Sabato mattina abbiamo preso un'auto a noleggio (guarda caso Toyota Corolla, stesso modello della prima auto che noleggiai quando ero uno sbarbino nel USA a fine anni 80) e ci siamo lanciati in un'avventura da deficienti (ci vengono naturali).

Il tragitto indicato nella mappa, che e' quello breve, si fa in 8-9 ore.  Ma noi abbiamo fatto la via della costa, fatta di stradine tortuose, e che richiede 12-14 ore di auto per arrivare ad Adelaide, dove ci aspettavano domenica sera.

La prima parte (Great Ocean Road) e' bellissima, strada costiera su una successione di spiagge da surf con onde giganti e biondoni locali che fanno vedere il fisico scolpito.  Più Australia di cosi' !!!








La grande attrazione del primo giorno di viaggio e' stata i 12 Apostoles. Si tratta di una complessa erosione di un tratto di costa che ha lasciato una serie di torri di roccia enormi, che spuntano dal mare.  Di una bellezza primordiale, emozionante.  Pieno di turisti che si calpestavano a vicenda per fare le foto, ma vale lo stesso la pena.










Alla sera ci siamo fermati in un motel, subito ribattezzato Motel Bates (citazione da Hitchcock), il gestore sembrava il tizio di Psycho.  Non abbiamo fatto la doccia, non si sa mai!




Paola ha scelto il ristorante nel paesino (Portland) che e' risultato un posto posh dove ci hanno cardato una cifra stellare, grazie cara.

La strada del secondo giorno e' meno panoramica, ma ci ha fatto vedere un pezzo di Australia rurale.  Piccoli villaggi lontani da tutto, dove la gente ti guarda come se fossi un marziano.  La natura e' speciale, piante stranissime, animali pure.  Abbiamo intravisto un koala, visto bene due splendidi emu, e purtroppo solo canguri morti sulla strada.  Il cartello ha un suo perché. qualcuno era riuscito anche a schiacciare un Pangolino.




La bakery con gli hell angel davanti e l'aragosta gigante dietro e' tutto un programma.  Lungo la strada abbiamo visto l'aragosta gigante, l'orso gigante, il koala gigante, il soldato gigante, boh .... mancavano solo la padella e il gomitolo più grandi ...



Ai cultori della materia offriamo la locandina del gruppo locale di liscio. Secondo noi e' vietato vendere le lamette in questi posti, onde evitare troppi suicidi.  Anche se devo ammettere che mi ricordano tanto la mia nativa Copparo.



L'ultimo pezzo prima di arrivare ad Adelaide, la strada gira all'interno, tra noi e la costa lagune acquitrinose, saline, sembra la nostra bassa ma su scala infinita, tutto e' immenso.



Nel mezzo del nulla su un gruppo di silos, un murales bellissimo.



E siamo ad Adelaide.  A Melbourne ci hanno accolto tanti colleghi cordiali e gentili, ma qui ci sono gli amici: Egon e Saulo, ex studenti che stanno facendo una bella carriera alla Flinders University.

Marco fa un seminario, e diverse riunioni di lavoro, ma troviamo anche il tempo di passare un pomeriggio delizioso in giro per le cantine assieme ai nostri e a Angela, moglie di Saulo.  Assaggiamo vini ottimi, facciamo un sacco di chiacchiere, ridiamo molto, insomma facciamo gli italiani.


 

Egon mi presenta all'oste come "il padrino", questo ride a bocca storta, forse un po' ci crede.




La giornata finisce con il kit di Egon: 4x4 per andare con l'auto sulla spiaggia, sedie pieghevoli, macchietta del caffe' e fornellino ad alcool, che figata.  Sei un mito, Perilli.





Paola si gira tutti i musei, e qui finalmente troviamo un bel po' di arte aborigena.  cose molto belle, tutta la mitologia del tempo del sogno e' straordinaria, ma viene fuori anche la sofferenza per una cultura cancellata dagli Europei.






Un po di foto del centro di Adelaide, che sembra un po' una citta' americana degli anni 50.





L'hotel dove eravamo una figata: sulla spiaggia.




E siamo sulla via del ritorno.  Questa volta tutta una tirata per la strada interna, poi volo, e stamattina freschi come delle rose (spanite) siamo di nuovo a Auckland.



che bella cosa essere al mondo.



4 commenti:

  1. No dai, non mi vorrai paragonare il buon vecchio Alfio Finetti allo sceicco di scrubby creek?

    Le vere soddisfazioni del mentore: Egon d'ora in poi avrà un trattamento di superfavore da parte dell'oste, che ora sa che è un figlioccio del Padrino... ;-)

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  2. Bellissime immagini, bellissimo viaggio! Arte aborigena superemozionante Paesaggi che solo a vederli mi fan respirare meglio! Un abbraccione Adri

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